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Busseni Nick

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Articolo gentilmente concesso da www.lanciarally037.com

.:: Nick Busseni: cuore grande e... piede di piombo !!! ::.


Novembre 2001, Rally di S.Crispino, Trofeo Italiano Terra.
La verde-blu Subaru Impreza WRC del Team Aimont sta percorrendo la sesta prova speciale quando, nell'affrontare una sinistra veloce che chiude, per un effetto trampolino si rovescia sul fianco destro, terminando la corsa sulla cappotta.... Nicola Busseni, nella sua ultima gara, è come se avesse voluto salutare tutti coloro che l'hanno ammirato e apprezzato, guidando ancora una volta oltre i limiti, sfidando le leggi della fisica e confermando che l'appellativo di "piede di piombo" sarà per sempre legato alle sue gesta. L'ultimo rally, l'ultima prova speciale, gli ultimi secondi con addosso tuta e casco, gli ultimi istanti di una carriera vissuti con la stessa grinta di sempre. Nemmeno una grave malattia ha tolto a Nick il coraggio e la forza di battersi come un leone, dimostrazione questa di grande amore per la vita, di passione per le corse e di classe cristallina. Un esempio per tutti, la cui scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile tra gli appassionati e gli addetti ai lavori. Era nato a Nave, una cittadina in provincia di Brescia, nella quale da sempre si respira aria di motori. È a pochi passi da questo centro, infatti, che ogni anno si corre il 1000 Miglia, una gara dagli antichi sapori e dalle mitiche sfide.
Nicola comincia la sua carriera di pilota-gentleman nel 1979, con lo pseudonimo di "Sandy", dimostrando subito di essere un osso duro per tutti gli avversari. Partecipa al Rally di San Marino con una PORSCHE preparata per la pista da ORLANDO REDOLFI e con quattro gomme da terra semina lo scompiglio tra gli avversari terminando al quarto posto assoluto. L'anno successivo, nel 1980, sempre con una PORSCHE ma questa volta "un po' più da rally", si presenta ai nastri di partenza del VALLI PIACENTINE con grandi ambizioni, svanite poi in un "maledetto trasferimento". Quattordici prove speciali vinte e un vantaggio di 2'51'' su quotatissimi avversari, Federico Ormezzano fra tutti, furono il primo biglietto da visita di Nicola Busseni che, da pilota sconosciuto, divenne presto avversario da battere.
Nicola ormai è pronto e la sua prima vittoria non tarda ad arrivare. È proprio in quel 1000 Miglia del 1980, vinto in coppia con Bassi, che gli viene dato l'appellativo di "Nick piede di piombo". Un soprannome appropriato, degno di un attaccante nato.
L'incredibile stagione 1980 termina con la partecipazione al Giro d'Italia, una gara molto particolare e selettiva, corsa in parte in circuito e in parte lungo tortuose strade collinari. L'equipaggio infatti è composto da tre membri: pilota, navigatore e velocista. Al via lo squadrone LANCIA MARTINI al completo, con piloti che non hanno bisogno di presentazione: Bernard Darniche, Markku Alen e Attilio Bettega, tutti al volante della LANCIA BETA MONTECARLO TURBO, un vero "missile" se paragonato alla PORSCHE 911. E poi ancora Alboreto, Patrese, Cheever, Tabaton, Pittoni, Pregliasco, Verini ed altri ancora, tutti pronti a scatenarsi lungo le strade della penisola. La vittoria certamente non sarebbe mai arrivata, ma l'importante era essere lì, a battagliare contro i "mostri sacri" del volante, guidando sempre al 110% e cercando di dare loro del filo da torcere, dimostrando che la classe non è acqua.
Fu una grande prestazione di Nick, ottimamente coadiuvato da Fausto Bondesan, conclusa al settimo posto assoluto con uno scratch all'attivo nella prova speciale di "La Cura" ed un incredibile 5° assoluto nelle piste di Varano e di Monza dopo il "forfait" di Carlo Rossi, terzo membro dell'equipaggio.
Velocità, voglia di correre e di misurarsi con gli altri, virtù innate che Nicola sapeva sempre esprimere al meglio soprattutto in quelle gare dove trionfa chi non molla mai. Una sfida continua contro gli avversari, ma anche contro se stesso nel saper andare oltre i propri limiti. Nel 1981 si iscrive alla "Cronoscalata della Maddalena" gara in salita alla quale partecipano i più forti specialisti. Con la fida PORSCHE di ORLANDO, una vettura che sente "sua", vola incredibilmente sull'asfalto bagnato, terminando al terzo posto a solo 1" dal vincitore, il valtellinese Castelli, ma con dietro di se vetture più performanti pilotate da avversari esperti, come il re delle cronoscalate Mauro Nesti.
Questo era Nick Busseni... Un pilota a volte spavaldo, ma sempre sincero. Amava l'avventura e le sfide impossibili ma soprattutto correre al massimo. Le sue vetture erano rigorosamente a trazione posteriore: Fiat 131 Abarth, Porsche 911, Ferrari 308 GTB, Lancia 037. Automobili dal grande fascino e dalle grandi prestazioni, che solo un talento naturale era in grado di portare al limite. E Nick era veramente così: un talento naturale. Giorno, notte, pioggia, nebbia, asfalto asciutto o innevato non faceva differenza. Su ogni tipo di fondo, Nick sapeva dare il massimo e spesso riusciva a mettere in crisi piloti più: esperti, dotati di vetture da assoluto e magari con un team ufficiale alle spalle.
Tenace, incredibilmente tenace, a tal punto da vincere il 1000 Miglia del 1984 domando al "Muratello" la sua LANCIA 037 con una mano sola, impedito nei movimenti da una dolorante spalla lussata.
Ma non solo.
Eccolo tuffarsi nella veloce discesa della prova speciale del "Castellaccio" al Rally di Livorno del 1986, "l'Università dei Rally" come la definiscono i livornesi, mettendo le ali alla "gialla", a sigillare un record in prova speciale ancora oggi imbattuto e ridicolizzando lo squadrone ufficiale JOLLY TOTIP...
E poi ancora eccolo vincere a bordo della Lancia 037 il Coppa Liburna del 1987 "andando a note" con quelle dell'anno precedente, dal momento che un incidente occorso alla figlia, pochi giorni prima del via, gli aveva impedito di provare il percorso.
Solo ad un talento naturale riescono certe imprese! Stimato da tutti e temuto dagli avversari, coadiuvato da Daniele Ciocca, Nick "piede di piombo" ebbe modo di mettersi in luce tra i grandi del rallismo italiano nel biennio 1981-82, anno in cui Fiat 131 Abarth, Opel Ascona 400, Ferrari 308 GTB e Porsche 911 dettavano legge sulle strade italiane. Poche gare con la 911-Orlando, sebbene sfortunate, sono bastate al bresciano per ricevere commenti favorevoli dalla critica. Ne sa qualcosa "King" WALTER ROERHL, che a Piancavallo dovette inchinarsi di fronte al fuoriclasse di Nave come anche Tonino Tognana e Fabrizio Tabaton che a Biella furono costantemente messi sotto pressione da una vettura lontana anni luce da Stratos e Ferrari.
Dotato di grande carisma, Nick riusciva sempre ad essere al centro della scena, qualunque fosse la sua prestazione al termine di una prova speciale o di un rally. Le finali del TRN del 1981 (Trofeo Nazionale Rally) ne sono un esempio. Ancora oggi, a distanza di anni, vanno ricordate non tanto per la vittoria di Filippi (Lancia Stratos), quanto per la sconfitta di Busseni, maturata in una immeritata squalifica al termine di una vittoriosa gara che gli avrebbe permesso di trionfare, grazie anche ai risultati ottenuti nelle due successive. Una specie di "congiura" tesa a favorire un lancista ritrovatosi con il titolo in tasca senza nemmeno aver vinto una corsa. La prima gara fu disputata a Messina e le 34 vetture di Gruppo-4 iscritte la dicevano lunga sul clima infuocato della manifestazione. Nick fa volare la sua 911-ORLANDO battendo tutti gli avversari (alle finali partecipavano i migliori 10 di ogni zona) ma è al traguardo che arriva la beffa. Nemmeno il tempo di stappare lo CHAMPAGNE che la squalifica arriva come un fulmine a ciel sereno.
I commissari smontano ogni piccolo particolare della coupè di Stoccarda fino a quando trovano in un dente dell'ingranaggio della quinta marcia (ininfluente al risultato finale) il pretesto per la sentenza finale. Nella seconda gara a CASCIANA TERME, le cose non andarono tanto meglio. Gli sterrati toscani non erano molto graditi alla Porsche di Nick, che spesso doveva fare i conti con il cambio che si bloccava, anche nei tratti misti dove la trazione è fondamentale. Risultato finale: quinto assoluto con otto miseri punti e il titolo finale sempre più lontano. Nella terza e ultima gara, il VALLI IMPERIESI, Nick si scatena scaricando sull'asfalto cavalli e rabbia. Vince, davanti a Pasutti (Porsche) e Filippi (Stratos) ma ancora una volta arriva la beffa. La Porsche di Busseni stranamente questa volta non viene verificata (... ormai era tagliato fuori dal gioco) mentre quella di Pasutti, quest'ultimo virtualmente campione, viene sottoposta da due zelanti commissari tecnici a 10 estenuanti ore di verifiche fino alla incredibile decisione finale. Nick è il vincitore della corsa, ma, causa l'esclusione di Pasutti dalla classifica finale, il titolo è nelle mani di un incredulo Filippi. "Piede di piombo" fu a tutti gli effetti il vincitore morale...Peccato che nell'albo d'oro non vi sia posto per questi!
Dopo questa parentesi Busseni ebbe modo di rifarsi nella stagione successiva disputata, questa volta, sul più difficile terreno del Campionato Italiano Rally. Biasion, Tognana, Tabaton, Zanussi gli avversari da battere e, per tutti loro, uno scoglio da superare: Nick "Piede di Piombo".
Sornione come un gatto, Nicola era sempre lì tra i "big", pronto a dare la zampata vincente e a guastare i piani e le strategie dei piloti ufficiali. Nessuno pensava che al 100.000 Trabucchi un "privato" arrivasse a battagliare con lo squadrone OPEL, ma tutti dovettero ricredersi di fronte alla bianca FERRARI salita sul terzo gradino del podio dopo una gara dalle condizioni meteo impossibili. E per i più scettici, convinti di una sporadica impresa, ecco arrivare la conferma ad Aosta con una rimonta incredibile su strade innevate, con il "Cavallino" ricostruito la notte prima del via e quindi non al 100% dell'affidabilità. Un equipaggio privato contro il MARTINI RACING e il JOLLY CLUB, Davide contro Golia. Sembra incredibile, ma quelle prove speciali vinte a raffica con distacchi abissali hanno fatto tremare davvero gli increduli uomini del pluri-iridato team. E senza quei 5 minuti iniziali persi nella tormenta di neve, la classifica sarebbe stata diversa.
Busseni-Ciocca-Ferrari, un trinomio vincente, una bella realtà che salì; agli onori della cronaca nella gara di casa, quel 1000 Miglia vinto per la terza volta tra la gente che lo amava.
Ma è con la LANCIA 037 che il bresciano ottiene importanti successi. Una 037 "differente" dalle altre in circolazione. Una 037 curata in maniera maniacale dall'amico "ENZO" PIOMBANTI di Livorno e dipinta di giallo "taxi" per volere dello sponsor.
Molti spettatori, sicuramente i meno esperti, avranno sorriso vedendo passare il "taxi", paragonandolo al tranquillo mezzo di trasporto cittadino, ma è sicuro che nessuno degli avversari ha mai sottovalutato la "gialla". Tutt'altro. La 037 TAXI era una vettura da rispettare, da temere. E gli avversari di Nick lo sapevano bene. Tutti.
Lancia Rally 037, una macchina nata per i rally: un purosangue da domare, la macchina giusta per Nick, un vestito tagliato su misura, una "libidine", come la definiva lui stesso.
Ancora primo nella gara di casa, vinta tra l'entusiasmo della gente assiepata nelle curve di S. Michele pronta ad accoglierlo fra scroscianti applausi e squilli di trombe e Nick, con una mano fuori dal piccolo finestrino a salutarli in scioltezza, tanto era il vantaggio accumulato sul secondo.
E poi ancora primo al Rally di Limone del 1985, dopo aver dominato in lungo e in largo, e quinto assoluto all'Elba, a ridosso degli ufficiali, utilizzando però gomme MICHELIN, decisamente meno performanti delle PIRELLI, ma sviluppate da Busseni con la sensibilità di un tester professionista, anche a costo di pagare di persona; come al San Marino, una corsa che lo vide al comando nella prima tappa ma terminata rovinosamente contro un albero nella seconda, nel tentativo di contenere la rimonta di Ercolani.
E infine, altri successi in gare minori ma non per questo poco importanti, come il Rally del Pane, il Coppa Liburna e il Prealpi Orobiche. Tutte dominate dal "piede di piombo".
Poi il botto.
Quel rally di Pescara del 1988 fu davvero maledetto. Nick con la Mercedes 190E 2.3 preparata da Orlando stava andando al 110% e, dopo il ritiro della BMW M3 di Zanussi, era addirittura al comando a pari merito con un super Cunico, pilota ufficiale Ford Italia. Poi in un batter d'occhio il buio, le fratture, i giorni di ospedale e la certezza di non poter più correre in auto.
Ma Nick, abituato a non temere alcun avversario, sapeva battersi come un leone con grande forza di volontà e presto tornò a camminare. Qualcuno gridò al miracolo, vedendolo dopo pochi mesi senza le stampelle: fu la tenacia che da sempre lo ha contraddistinto a portarlo a superare anche questo difficile momento.
Otto anni, tanto durò la lontananza dai campi di gara, e quando l'amico Orlando Redolfi gli diede da provare la TOYOTA CELICA ST185, fu subito amore. Il Rally del Casentino fu una gara davvero particolare che Nick corse alla sua maniera, ovvero con il pedale del gas sempre a fondo. La ruggine sulle spalle era tanta ma "Piede di piombo" impiegò poco per scrollarsela di dosso, terminando sul gradino più basso del podio una corsa vissuta sul "filo dei secondi". E avrebbe potuto anche essere un clamoroso trionfo per l'affiatato equipaggio, se non ci fosse stato di mezzo un differenziale "capriccioso" che rendeva inguidabile la CELICA.
Poco importava il risultato finale. Il terzo posto fu come una vittoria, ma ciò che più contava era che Nick "Piede di piombo" era tornato. Un anno dopo eccolo nuovamente indossare la corona di alloro e ancora una volta sulle strade di casa, nel Rally delle Valli Bresciane. L'ultima vittoria di Nick davanti al suo pubblico, alla sua gente, a coloro che non hanno dimenticato le sue imprese, così come il rombo secco della sua 911 o il sibilo della 037.
Nick era così. Un personaggio esuberante ma nel contempo semplice, ironico ma schietto, serio nei discorsi, a volte un po' burbero ma dal cuore grande. Amava le sfide estreme senza regole e tatticismi. Sapeva guidare alla sua maniera tenendo sempre premuto sull'acceleratore il suo "piede di piombo". Sapeva dare spettacolo e la gente lo amava per questo. Sapeva infiammare gli appassionati che, muniti di striscioni e bandiere, lo attendevano nelle curve più insidiose, dove solo chi ha fegato non molla il gas. Aveva rispetto per tutti e tutti avevano rispetto per lui. Un pilota combattente che non temeva confronti, anzi spesso era motivato nell'insidiare coloro che erano dotati di un mezzo superiore al suo. E, con la classe di un grande campione, spesso ci riusciva.
Noi lo vogliamo ricordare così, nel giorno della sua gara più bella ed esaltante, sebbene sfortunata. Sì, perchè fu in quel 1000 Miglia del 1985 che Nick diede lezioni di guida a tutti, prima di fermarsi con il differenziale della sua "gialla" KO. E non vi furono scuse. D'accordo, era sulle strade di casa, ma le prove speciali non erano un segreto per gli altri. La sua 037 era ben preparata, ma gli avversari non avevano dei rottami. Il minuto perso nella prima prova speciale per una foratura forse lo aveva tagliato fuori dal gioco, ma la battaglia era appena cominciata. No, quella volta non vi furono scuse. I due "pesanti" scratch inflitti agli avversari furono davvero imbarazzanti. Qualcuno, per giustificare la batosta, arrivò ad insinuare un cronometraggio di favore, senza aver capito che, ad aver ridicolizzato ancora una volta tutti gli avversari, era stato Nick "Piede di piombo" perchè Nick, a modo suo, era un grande Campione.

.:: Quando i rally si correvano con il cuore ... ::.


"Tra i due litiganti il terzo gode...." recita un famoso proverbio. In quel rally di Aosta del 1982 fu proprio il "privato" Nick a battagliare con i due "ufficiali" contendenti al titolo tricolore, facendo vedere loro i sorci verdi dal primo all'ultimo metro. Tonino Tognana, Campione Italiano e Fabrizio Tabaton vincitore in extremis del rally, due piloti molto capaci, dotati di vetture da assoluto e assistiti da due Top-Team: JOLLY CLUB e MARTINI RACING. Eppure quella volta furono messi in crisi da un equipaggio dotato di grande classe e di forza di volontà in impossibili rimonte. Un equipaggio che diede dimostrazione di grande affiatamento e di voglia di vincere a tutti i costi. Un equipaggio che avrebbe sicuramente vinto se non fosse che, la sera prima del rally.....
"Cosa successe quella volta ad Aosta (da un racconto dei protagonisti):
Rally Aosta 1982 Al 100.000 Trabucchi l'operazione FERRARI fu molto naif. Maurizio Cavalli in arte "MENES" prestò il suo gioiello a Nicola con giusto qualche cerchio in più. "Busseni brothers" e amici vari pensarono all'assistenza, che consisteva nel cambiare le gomme, mettere benzina e pulire il parabrezza; il "Cavallino" 308 non aveva bisogno di altro se non di un pilota che lo facesse galoppare. Come andò a finire poi già lo sappiamo.
Ad Aosta il discorso fu un po' diverso, la medesima macchina ma con al seguito furgoni a sufficienza e qualche meccanico professionista, il tutto orchestrato da Mauro Mannini e Fabio Penariol. In pratica, l'embrione della PROMOTORSPORT.
Le strade erano pressochè secche ma la PS del Col S. Pantaleone aveva gli ultimi 3/4 km di salita innevati e di notte, ghiacciando, senza chiodi nessuno sarebbe riuscito a "scollinare".
Il "gatto e la volpe" hanno un idea ardita: un cambio gomme in prova!!!! Lo spazio c'era (dove cominciava la neve c'era giusto un bivio), i mezzi anche e gli uomini pure; Penariol aveva già disegnato come disporre i meccanici e i crick. Mancava solo un dato, quanto si guadagnava a percorrere i 15 km. asciutti con le slick anzichè con i chiodati?? La sera prima del rally si decide di fare dei test comparativi, ovviamente con la macchina da gara. Mentre stiamo per completare la seconda salita, con i chiodi, a pochi metri da quel bivio dove sono tutti ad aspettarci, il disastro. A dodici ore dall'apertura delle verifiche il "Ferro" giace su una catasta di legna qualche metro sopra strada (non ho mai capito come sia potuto succedere) gravemente danneggiato nella carrozzeria e nella meccanica.
Dopo un'oretta siamo in albergo a Saint Vincent. Nick pare un cane bastonato, è incredulo, mortificato. Si scusa con tutti e si appresta a fare le valigie. Nonostante sia già notte non vuole rimanere un minuto di più. Mannini lo affronta e gli fa: "Se te la senti di correre noi cerchiamo di rimettere in sesto la macchina".
Nicola gli chiede se sono matti, poi dopo averci pensato solo un attimo accetta la sfida. Non c'è tempo per mandare un furgone a Padova a prelevare i ricambi necessari. Penariol butta giù dalla poltrona Michelotto e gli spiega la situazione. Il papà della GTB "tira qualche Madonna" poi va ad aprire l'officina e carica su un furgone una serie completa di "resine" (adesso si capisce perchè nelle foto si vede il tetto bianco e il resto color "rosa- stucco") qualche radiatore e un po' di braccetti. Nel frattempo è riuscito ad assoldare un tassista disposto a guidare nella notte da Padova a Saint Vincent. Noi nel frattempo siamo stati mandati in camera "per riposare": è una parola!!! Il nostro fu un dormiveglia popolato da mille pensieri. Nick non so se chiuse occhio.
Al mattino dalla camera ci pare di sentir salire dal garage dell'hotel il borbottio di un otto cilindri: che ce l'abbiano fatta??? Ebbene sì! Di quella sciagurata escursione restò soltanto, a parte il colore della carrozzeria, un gruppo fari non regolato e un ovvio invito alla prudenza nelle nostre teste. Il tutto sufficiente a farci perdere nella tempesta di neve della prima P.S. quei famosi 5'.... e forse anche il rally.
Quando i rally si correvano con il cuore."

Uno speciale ringraziamento a Daniele Ciocca, Alessandra, Ennio e Francesca Busseni.

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